Vittorio Sgarbi è un uomo molto impegnato. E impegnativo.
Sono le due passate (di notte, ovviamente) quando il critico d’arte trova il tempo per parlare della sua ultima pubblicazione (L’Italia delle meraviglie: una cartografia del cuore, Bompiani, 2009, 360 pagine, euro 19,50) e della sua partecipazione a Musica Civica, che lo porterà a visitare Foggia e Lucera nella giornata di domenica 29 novembre.
Il suo ultimo libro si propone come una storia dell´arte parallela a quelle tradizionali, e crea un percorso tra le mete meno battute di un´Italia che si conferma terra d´arte e di bellezza anche lontano dalle capitali del turismo di massa. A chi pensava mentre stilava questo elenco di bellezze alternative, quali sono i lettori che ha immaginato dotati di occhi e animo pronti a cogliere nuove forme di bellezza?
“Il lettore dei miei libri è una persona curiosa, che può non avere alcuna formazione precedente e formarsi all’arte attraverso la lettura dei miei libri. Alcuni saggi contengono descrizioni e racconti che possono aiutarlo a entrare immediatamente in sintonia con il testo, altri invece possono contemplare commenti più specialistici e puntuali, che tornano utili a chi ha già pratica ed esperienza di queste materie. Non faccio una storia dell’arte per mio figlio o per persone totalmente a digiuno in questo settore, ma mantengo la stessa posizione anche di fronte a chi è capace di una lettura più avvertita, il che mi impegna a dire cose non troppo semplici o facili”.
Per Musica Civica sarà tra Foggia e Lucera, due città che ha già avuto modo di visitare in passato. Per esempio, Lucera potrebbe rientrare in un percorso turistico alternativo?
“In qualche altro libro Lucera ha trovato dello spazio, mentre quest’ultimo è una selezione di testi prevalentemente inediti. Lucera è uno dei luoghi del mio cuore, l’ho visitata in numerose occasioni e mi hanno sempre colpito con sorpresa i palazzi e la maestà della città. Ho sempre fatto in modo che la mia fosse una presenza “utile”. Per esempio, ho convinto la vedova del pittore Giuseppe Ar perché donasse al museo del centro federiciano un numero di quadri che lo facessero conoscere in maniera considerevole. E non posso non pensare anche a Giuseppe ed Emanuele Cavalli, anch’essi lucerini, i fotografi più lirici e sensibili che abbiamo avuto nel Novecento”.














